LA FOLLIA

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LA FOLLIA:

Che cos’è la pazzia?… Soltanto una lieve mancanza di equilibrio rispetto agli altri. (Sara Seale)

Riflettere sulla follia vuol dire riflettere sulla nozione di identità, su come percepiamo le cose, su che cos’è la realtà. La follia non è solo disagio o malattia: con le sue categorie, ci provoca e interroga la nostra visione del mondo.
Negli ultimi due secoli la medicina, le arti, le scienze umane, la giurisprudenza hanno riconosciuto alla follia un duplice valore: da una parte, essa è l’“altro”, cioè un mondo profondamente diverso da quello dei “sani”; dall’altra, essa rivela qualcosa che è in tutti gli uomini. Tradizionalmente, folle è colui che, per comportamenti e opinioni, si distacca da ciò che la norma definisce accettabile. Qui inizia il problema della definizione della pazzia: nei vari ambiti sociali e nei differenti contesti storici cambiano i parametri che dividono ciò che è normale da quello che è deviante. La follia assume un significato diverso durante la cultura romantica, che la rappresenta come un eccesso e un’esaltazione che rivela la natura più profonda dell’individuo. Nei romantici, lo spazio riservato alla pazzia amorosa è piuttosto limitato e vengono indivuduati altri due campi in cui la follia trova sfogo: il genio, che permette all’individuo di trascendersi e uscire di sé; le pulsioni profonde dell’anima, sepolte al di sotto della coscienza, in cui la natura umana rivela quanto ha di perturbante.La follia è dunque il genio che non sa dominare se stesso e che, alla fine, si cancella. La follia può essere un fenomeno perturbante: un fenomeno, cioè, che sconvolge la nostra normale percezione della realtà, evocandoci insieme qualcosa di sinistro e di oscuramente famigliare. La follia rivela così il nostro aspetto oscuro; il fantastico e il soprannaturale dicono qual’è la nostra reale natura. Su questa strada si pone un grande maestro del genere, l’americano Edgar Allan Poe (1809-1849). La follia, insomma, svela un’inquietante compresenza di vita nella morte e morte nella vita. Il legame tra fantastico e follia emerge con chiarezza anche nelle opere di un pittore che è Poe stesso a citare nel Crollo della casa Usher: lo svizzero Füssli. Richiamata direttamente o indirettamente, la follia porta alla luce le forze oscure dell’inconscio. Anche qui il fantastico è la traduzione di angoscie profonde, legate a pulsioni distruttive o alla sessualità, come nella Follia di Kate e soprattutto nell’Incubo. Perciò la pazzia si lega a figure femminili: la donna non è solo la creatura più fragile di fronte alle passioni, ma anche l’oggetto del desiderio sensuale che si nasconde dietro all’attitudine sentimentale.

Una svolta decisiva nella storia della follia è segnata dalla nascita della psicoanalisi. I meccanismi del disturbo psichico sono ricondotti a quelli che regolano l’inconscio di ogni uomo. La follia non è più un mondo estraneo, da allontanare: in questo modo si può rivendicare il potere di conoscenza, mettendo in crisi le categorie tradizionali di io e di realtà. Appare dunque un’altra prospettiva: la pazzia è dimensione alternativa a quella della vita «normale», giudicata come impraticabile da molti scrittori del XX secolo. La follia è rifugio rispetto alla sofferenza dell’esistere. Il più noto e significativo esempio è probabilmente quello dell’Enrico IV di Pirandello che, come altri personaggi pirandelliani, sceglie la pazzia per non contaminarsi con la «vita impura». La follia di Enrico IV è dunque legata alla volontà di sfuggire alla vita, e in questo senso la follia svolge un ruolo analogo a quello che la morte svolge in altri autori, richiudendo l’individuo in una forma storica già definita e vissuta. L’alienazione mentale dà quindi tranquillità e fissità che si oppone alla lacerante molteplicità della realtà.

Fonte: www.bipolari.it

La follia, come sai, è come la gravità: basta solo una piccola spinta. (Il cavaliere oscuro)
Tutti noi possiamo piombare nel baratro della follia da un momento all’altro… Proprio per questo, non dobbiamo mai giudicare la pazzia degli altri… (Budda)

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Commenti delle autrici:

Quanti di voi sono folli? O vorrebbero esserlo? (ATTENZIONE: Non parliamo di patologie psichiatriche!!!) Far uscire tutto ciò che si cela nella vostra mente ma fate resistenza, perchè chi sta intorno a voi vi darebbe dei pazzi, folli… Ricordate che l’essere umano usa solo una piccola percentuale del cervello, e se sapesse sbloccarne anche solo la metà farebbe cose incredibili, quindi una domanda sorge spontanea: Dunque la follia è far fuoriuscire ciò che la natura riserva dentro di noi? Ma proprio per questo l’essere umano si protegge, bloccandola, perchè potrebbe provocare dei mostruosi danni, per se stesso e gli altri?
Pensate a quante volte vi è capitato di esplodere, un sentimento cui vi rode dentro da molto tempo, che ha continuato a divorarvi come un tarlo finchè arriva il momento critico in cui non riuscite più a contenerlo, e finalmente fate fuoriuscire tutto quello che si era celato fino a quell’istante. E chissà perchè quegli istanti di “esplosione” sono devastanti, e subito dopo l’accaduto vi porta ad avere sensi di colpa e dirvi: Cos’ho fatto? Cos’ho detto? Perchè mi sono comportato così? Ed a volte non ricordate minimamente le vostre azioni… Quella è follia?
Ricordate che la nostra mente ci parla dal profondo, ma sta a noi cogliere i segnali, e forse… saper controllare questa follia. Riflettete.

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