IL TEMPO

Siamo noi a gestirlo, il Tempo, ed ogni persona lo fa a modo proprio.

Tutto ciò che possiamo gestire siamo Noi stessi, ed il modo in cui spendiamo il tempo a nostra disposizione e non il Tempo stesso. Non aspetta nessuno.

Sono tante le teorie e le definizioni scientifiche espresse su di esso, a partire dalla sua definizione: “La dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. Esso induce la distinzione tra passato, presente e futuro. La complessità del concetto è da sempre oggetto di studi e riflessioni” Per l’appunto, si fatica anche molto a trovare punti di vista alchemici.

In parole povere, dalla nascita dell’universo, presumibilmente e secondo la conoscenza umana, inizia il trascorrere del tempo. I cambiamenti materiali e spaziali regolati dalla fisica determinano, secondo l’osservazione, il corso del tempo. Tutto ciò che si muove nello spazio e/o si trasforma è così descritto anche a livello temporale. La materia, come più intuibile riferimento, E’ e contestualmente DIVENTA, ossia assume altra forma. La percezione del tempo è la presa di coscienza che la realtà di cui siamo parte si modifica materialmente, e non solo dato che nel trascorrere di un intervallo di tempo avvengono dei mutamenti che possono influenzare anche i propri pensieri. Naturalmente tutto ciò ha sempre un inizio ed una fine.

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Il tempo è stato considerato in vari modi nel corso della storia del pensiero, ma le definizioni di Platone e Aristotele sono state di riferimento per moltissimi secoli, fino a giungere alla rivoluzione scientifica. Di questo periodo è fondamentale la definizione di Isaac Newton, secondo il quale il tempo, al pari dello spazio, è “sensorium Dei” (senso di Dio) e scorrerebbe immutabile, sempre uguale a sé stesso. Degna di nota è la contesa tra Newton e Leibniz, che riguardava la questione del tempo assoluto: mentre il primo credeva che il tempo fosse, analogamente allo spazio, un contenitore di eventi, il secondo riteneva che esso, come lo spazio, fosse un apparato concettuale che descriveva le interrelazioni tra gli eventi stessi. John Ellis McTaggart credeva, dal canto suo, che il tempo e il cambiamento fossero semplici illusioni.
È stato il filosofo tedesco Immanuel Kant a cambiare radicalmente questo modo di vedere, grazie alla sua cosiddetta nuova “rivoluzione copernicana”, secondo la quale al centro della filosofia non si deve porre l’oggetto ma il soggetto: il tempo diviene allora, assieme allo spazio, una “forma a priori della sensibilità”. In sostanza se gli esseri umani non fossero capaci di avvertire lo scorrere del tempo non sarebbero neanche capaci di percepire il mondo sensibile e i suoi oggetti che, anche se sono inconoscibili in sé, sono collocati nello spazio.

Lo storico delle religioni Mircea Eliade nel suo saggio “Il sacro e il profano” evidenzia quanto segue: “il tempo sacro è per sua natura anche reversibile, nel senso che è, parlando propriamente, un Tempo mitico primordiale reso presente. Ogni festa religiosa, ogni tempo liturgico, consiste nella riattualizzazione di un avvenimento sacro che ha avuto luogo in un passato mitico, “agli inizi”. Partecipare religiosamente a una festa implica che si esce dalla durata temporale “ordinaria” per reintegrare il tempo mitico riattualizzato dalla festa stessa”

Come definire il Tempo sotto una visione alchemica? Difficile dare punti di vista, soprattutto su cose che esistono solo nel nostro cervello.

(Grazie ai nostri collaboratori Atla ed Ametista per le fonti)

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