Aspettando “Il Sommo Cardine” cartaceo…

Aspettando “Il Sommo Cardine” in formato cartaceo (Giù disponibile in ebook in tutti gli Store) ecco una chicca per voi: un piccolo brano tratto dal libro…
13179168_903158563134658_8506522214971193420_n

«Stai diventando paranoico, Arkell» Lo schernì Jake. Ma a un certo punto qualcos’altro attirò la sua attenzione: il rombo di motore che iniziava a prendere velocità. Spostò lo sguardo sulla destra e vide una macchina ne-ra che non rispettò il semaforo rosso e si dirigeva a gran velocità verso i pedoni, o meglio verso di loro. «Arkell! ATTENTO!» Urlò Jake fiondan-dosi in avanti e spingendo l’uomo che cadde ai piedi del marciapiede.
«EHI MA CHE DIAV…» Arkell non finì l’imprecazione e si sentì uno schianto.
Jake, nel tentativo di salvarlo, si era buttato nella traiettoria della mac-china che non rallentò mai la sua corsa. Il giovane finì sul cofano dell’auto e si schiantò contro il parabrezza, frantumandone il vetro per poi finire inerme sull’asfalto. La Bmw nera scappò via con lo stridere delle ruote. «Oh mio Dio» Balbettò Arkell alzandosi, quasi inciampando nuovamente su se stesso e corse da Jake. Dalla testa gli sgorgava un’infinità di sangue che iniziò a macchiare l’asfalto. Arkell, anche se sapeva che non avrebbe dovuto toccarlo, lo scosse leggermente per provare una minima reazione. Cercò il suo sguardo e lo vide, con occhi quasi del tutto vitrei che respirava ancora a malapena. «Jake, resisti, per favore resisti» Sentì delle persone accorse in aiuto che stavano chiamando un ambulanza. Gli prese la mano e la strinse. «Non smettere di stringermi la mano, Jake, rimani con me» Arkell avvertì per pochi istanti la presa di Jake finché piano, piano non si allentò. Il suo sguardo iniziò a spegnersi, più passavano i secondi. Infine lo sentì per l’ultima volta spirare. Avvertì un ondata gelida percorrergli la schiena. «No! No!» L’uomo tentò di rianimarlo in tutti i modi. Perfino un medico, che era lì di passaggio, accorse in aiuto ma non poté fare altro che constatare che non vi era reazione. «No… no… ti prego, Jake, ti prego» Mormorò stringendolo a sé. Non gli importava se il sangue gli sporcò mani e vestiti. «TI PREGO! NON ANCORA! NON ADESSO» Urlò chiudendo gli occhi e iniziando a piangere disperatamente. Accadde qualcosa in un nano secondo: le voci, i rumori delle macchine, tutti i suoni e i rumori sembrarono sparire. Inizialmente ad Arkell sembrò di avere le vertigini ma poi riaprì gli occhi: Jake non era più tra le sue braccia e il luogo in cui si ritrovò non era più lo stesso: non era Londra, ma era immerso nel buio. Davanti a sé, poco più lontano, vide un grande altare di pietra, posto proprio di fronte a ciò che sembrava un immenso lago scarlatto.
Un lago di sangue?
Arkell restò imbambolato per qualche secondo finché non si accorse che sull’altare c’era il corpo di Jake.
«Jake!» Urlò cercando di correre verso di lui ma una forza sembrò bloc-carlo.
«Benvenuto nell’Oltre, mio caro Arkell, ci si rivede» Ghignò una voce meschina che l’uomo riconobbe subito.
Arkell emise un ringhio. «L’Oltre?»
«Uno dei suoi tanti antri» Spiegò la figura incappucciata di nero con la falce che si materializzò in parte all’altare: Cassian.
«Non provarci, Cassian. Non questa volta»
«Mi odi già abbastanza, non credi? Come tutti del resto. Un’anima in meno non cambierebbe molto, non trovi?» Disse l’Angelo sogghignando, appoggiandosi alla falce.
«Cambierebbe per me. Hai già preso Tommy, non è abbastanza?»
«Non è mai abbastanza»
«Bastardo, io ti…»
«Ammazzo? Vorresti uccidermi? Pensi di poterlo fare?» Cassian rise «Questo è ciò che ti fa dire la tua rabbia e il tuo odio verso di me. Ma ben sai che è impossibile: sono io che decido la vita, la morte»
«Allora…» Arkell fece un lungo sospiro, cercando di nuovo di trattenere le lacrime: non si sarebbe mai fatto vedere da Cassian in quello stato «Se sei tu che decidi, dagli un’altra possibilità. Non è ancora ora, per lui»
«Cosa te lo fa pensare?»
«LO SO E BASTA!» Ruggì Arkell.
Cassian lo fissò freddamente per lunghi istanti. Una mano luminescente iniziò a materializzarsi dalla falce.
«Cosa sei disposto a pagare, per salvarlo?»
A quella domanda le lacrime sgorgarono senza pietà «La mia stessa anima»
«Bene» Sogghignò l’Angelo.
A quel punto la mano luminescente si insinuò velocemente nel petto di Arkell, provocandogli un dolore lancinante che lo spinse a gridare. Quando la mano uscì, teneva la sua anima, un cristallo che brillava di luce propria. Arkell restò ad osservare scioccato e si stupì, notando che fosse ancora vi-vo, nonostante gli fosse stata estratta l’anima.
«Nell’Oltre tutto quello che accade è ben diverso dalla realtà» Esclamò Cassian in risposta allo sguardo perplesso dell’uomo. La mano luminescente avvicinò l’anima all’Angelo che brandì la sua falce. Il mantello nero che indossava si smaterializzò come una folata di fumo, lasciandolo a torso nu-do con i numerosi tatuaggi in vista. Sguainò l’arma e con un colpo divise l’oggetto luminoso in due parti uguali. Una venne riposta velocemente di nuovo nel corpo di Arkell, che sobbalzò nuovamente, sentendosi di nuovo penetrare da un altro dolore lancinante. La seconda rimase in mano a Cas-sian che si avvicinò al corpo di Jake inerme e senza vita. «State dimostran-do il vostro valore, ma d’ora in poi le cose saranno ancora più difficili. Per il tuo amico, la sua ora non è ancora giunta, entrambi servite a noi Lost Angels. Ora siete legati da un patto infrangibile, legati l’uno all’altro, un’a-nima sola, in corpi diversi» Continuò mettendo sopra al corpo di Jake: il secondo pezzo di anima che teneva in mano sparì all’istante, assorbendosi dentro il suo corpo.
«Patto?» Chiese Arkell.
«Lo scoprirete presto» Sorrise malignamente l’Angelo mostrando i ca-nini.
Improvvisamente tutto iniziò a distorcersi di nuovo, Arkell avvertì quel senso di vertigine e ripiombò in una rumorosa Londra. Avvertì la gente at-torno che mormorava dallo stupore, tra cui il medico che gli era accanto. Abbassò lo sguardo e vide Jake muoversi e dare dei forti colpi di tosse.
«E’ un miracolo» Esclamò il dottore. «Pensavo fosse morto, ormai»
«Jake?» Sussurrò Arkell incredulo. Non aveva sognato: Cassian ci aveva ripensato. […]

I commenti sono chiusi.